“PROVA… FORSE FALLISCI… IMMAGINA SE CI RIESCI” Ivan Cappellari e Anna Lia, 103 km di emozioni alla Tuscany Crossing"
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Ci sono imprese sportive che si raccontano con i numeri.E poi ci sono imprese che si raccontano con le lacrime, con i silenzi, con gli abbracci dopo ore infinite passate insieme sui sentieri.
La Tuscany Crossing da 103 km è stata questo per Ivan Cappellari e Anna Lia: molto più di una gara, molto più di un traguardo. Un viaggio umano dentro la fatica, la fiducia e la condivisione.
Per Ivan, atleta non vedente, era il primo approdo oltre la mitica soglia dei 100 km. Per Anna, guida e compagna di avventura, una nuova conferma che certe distanze si possono affrontare solo diventando un’unica anima in movimento.
L’emozione del traguardo
“L’emozione è difficile da descrivere… è l’impresa portata in fondo in un paradiso terrestre. È a volte non crederci… e sul momento è anche la sensazione che sia tutto finito: un misto di entusiasmo e già nostalgia.”
Ivan racconta così l’arrivo della Tuscany Crossing. Nessuna esplosione di parole, nessun urlo liberatorio.
“Appena tagliato il traguardo non c’è stata nessuna parola. Solo lacrime di felicità e abbracci.”
E la consapevolezza della grandezza dell’impresa? Quella è arrivata solo dopo.
“Assolutamente no. Ci sono voluti almeno tre o quattro giorni.”
Per Ivan superare i 100 km significa entrare in un luogo quasi sacro del trail running:
“Per me è stato come entrare in un Olimpo tanto sognato.”
Una sfida costruita in 15 anni
Dietro quei 103 km c’è una storia lunga.
“La nostra collaborazione nasce 15 anni fa.”
Un percorso fatto di allenamenti, gare, errori, cadute e ripartenze.
“Con tanta strada, migliaia di chilometri, tante parole, sbagli, cadute e ripartenze.”
La fiducia tra atleta e guida non nasce in un giorno. Si costruisce lentamente, chilometro dopo chilometro, fino a diventare qualcosa di naturale.
“Ormai ci siamo talmente affinati che serve veramente poco per capirci.”
Durante le parti più tecniche, certo, la comunicazione resta fondamentale:
“Lì serve un’indicazione quasi millimetrica.”
Ma dopo tante ore insieme si arriva davvero a comprendersi senza parlare.
Dentro la gara: crisi, emozioni e sostegno reciproco
In una gara da 103 km le difficoltà non mancano mai.
“Nessun momento particolarmente difficile, ma c’è sempre bisogno di tanta concentrazione.”
E le crisi?
“In 103 km le crisi sono sempre in agguato. Ci sono state per tutti e due, in momenti diversi, ma abbiamo imparato a gestirle.”
È proprio lì che emerge il senso profondo del correre insieme.
“Chi sta meglio sostiene naturalmente l’altro. Correre insieme serve anche a questo: essere una squadra.”
Tra i momenti più intensi, Ivan ne ricorda uno in particolare:
“Quando Anna mi ha detto che eravamo in visione della Rocca illuminata. In quel momento ho capito che niente e nessuno ci avrebbe più fermati.”
Una gara definita “poesia”
Scegliere il tratto più bello della Tuscany Crossing è quasi impossibile.
“Questa gara è veramente una poesia… è difficile fare una classifica.”
E forse è proprio questa la forza della Tuscany Crossing: non solo la durezza del percorso, ma la capacità di trasformare la fatica in qualcosa di profondamente emozionale.
Oltre lo sport
Esperienze del genere cambiano inevitabilmente anche le persone.
“In certi sensi mi sento più forte… quasi invincibile.”
Dopo 15 anni insieme, Ivan e Anna parlano ormai di “simbiosi”.
“Non c’è più niente da scoprire. C’è simbiosi e basta.”
Ma oltre alla prestazione, resta centrale il lato umano.
“L’umanità non deve mai mancare. Non siamo macchine.”
Il messaggio dell’impresa
Ivan spera che questa avventura possa contribuire a cambiare lo sguardo sulla disabilità nello sport.
“È sicuramente una delle motivazioni che mi muovono. Ci spero veramente.”
Anna invece racconta il ruolo della guida come qualcosa di difficile da spiegare a parole.
“È un’esperienza particolare. Bisogna capire bene la persona con cui corri, le sue capacità, le difficoltà su cui lavorare. Ma la felicità degli arrivi e delle conquiste ti resta nel cuore per sempre.”
E a chi oggi ha paura di mettersi in gioco, il loro messaggio è semplice ma potentissimo:
“La paura non serve a niente. Bisogna provare, vivere.”
Sulle loro magliette c’è una frase che racchiude perfettamente il senso di questa impresa:
“PROVA… FORSE FALLISCI… IMMAGINA SE CI RIESCI!”
E adesso?
Fermarsi dopo 103 km? Nemmeno per idea.
“Ma certamente no!”
Nel cassetto c’è già un nuovo sogno:
“Forse la 100 Miglia della Tuscany Crossing?!”
E il prossimo appuntamento è già fissato:
“Ad agosto saremo sulla 55 km UTMB Monte Bianco.”
Una sola parola: magia
Se dovessero riassumere tutto con una parola, sarebbe questa:
“Magia.”
E quando tra anni ripenseranno a questa Tuscany Crossing?
“Non sappiamo rispondere… per ora ci viviamo il presente.”
Forse perché alcune emozioni non hanno bisogno di essere spiegate.Hanno solo bisogno di essere vissute.

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